Grishma Ritu, l’estate secondo ayurveda e yoga

 

 

 

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In sanscrito l’estate viene chiamata Grishma, termine che deriva dalla radice gras che significa “inghiottire” o “divorare”, il riferimento è al sole che durante la stagione calda prosciuga e cuoce con la potenza dei suoi raggi. L’estate è la stagione dove tutta la natura veste i suoi colori più sgargianti, ogni cosa nasce e cresce grazie all’energia del sole e in questa stagione è proprio la natura stessa a offrirci gli elementi necessari per il mantenimento dell’equilibrio: ad esempio, frutta e verdura più ricchi di liquidi come uva, melone, anguria, pesche, cetrioli. Come in tutte le stagioni se ci si nutre seguendo i cicli naturali di maturazione dei vegetali, ci si sentirà più in forma e si manterrà la salute.

Proprio per la sua caratteristica di calore l’estate è una stagione calda, quindi una particolare attenzione va posta al fuoco interno della digestione o “Agni” in quanto più la temperatura esterna è elevata, tanto meno più il nostro fuoco digestivo funziona, a volte, con meno efficacia.

La regola generale dell’ Ayurveda dice che per mantenersi in equilibrio, bisogna adottare dei comportamenti opposti ai caratteri prevalenti della stagione stessa. L’estate è la stagione in cui domina l’energia di Pitta dosha caratterizzata dal principio del calore e della trasformazione e questo dosha tenderà quindi ad aumentare nel corpo così come in natura.

Osservando la legge del “simile che aumenta il simile” possiamo regolare azioni, scelte alimentari e comportamenti consoni per muoverci in sintonia con l’estate, soprattutto per non essere travolti dalla sua energia così forte e riscaldante, ed agire sulle qualità opposte della stagione stessa.

Per esempio nella routine igienica quotidiana è consigliato in estate l’applicazione di olio cocco sul corpo e sulla testa in quanto ha un effetto particolarmente rinfrescante.

Questi, in generale, sono i consigli dei testi Ayurvedici per la stagione calda:

Durante l’estate bisognerebbe evitare i cibi salati, piccanti ed acidi, troppo esercizio fisico  e l’esposizione al sole nelle ore più calde della giornata.

E’ preferibile consumare alimenti dolci, leggeri, morbidi, freschi e liquidi.

Bisognerebbe bagnarsi in acqua fresca, mangiare spesso dell’orzo addolcito con zucchero di canna o sciroppo d’agave o acero, evitare il miele e la melassa. Meglio non prendere vino, o prenderne poco, o berlo diluito, altrimenti causerà sensazione di secchezza, debolezza, bruciore e stordimento.

Bisognerebbe consumare riso bianco.

A metà giornata, quando si è oppressi dal sole, bisognerebbe andare a stare in giardini dove il fogliame intenso impedisca ai raggi del sole di filtrare, o sostare in luoghi vicino all’acqua (mare, fiume) e bagnarsi spesso.

Fare spesso bagni di luna per bilanciare il calore del sole diurno.

Non bere bevande troppo fredde perchè soffocano il fuoco di Agni, nel caso in cui si desidera avere acqua refrigerata , tirarla fuori dal frigorifero e lasciate riposare per 15 minuti prima di consumare.

 

Frutta fresca , succhi di frutta , insalate sono raccomandati.

 

Le spezie non sono consigliate perchè riscaldanti, specialmente il peperoncino, tranne curcuma, cannella, coriandolo, cardamomo, finocchio, menta.

 

Usare olio di oliva, girasole e cocco, evitare mandorla e sesamo perchè sono riscaldanti.

 

Indossare vestiti di cotone freschi e leggeri.

 

Per quanto riguarda la pratica dello Yoga ci si dovrebbe dedicare maggiormente a posizioni calmanti e rinfrescanti per equilibrare se necessario l’eccesso di calore o comunque per non aumentarlo.

Di norma le posizioni andrebbero tenute, come raccomanda la tradizione, “immobili, senza sforzo ed a lungo” e questa indicazione si rivela ancora più preziosa durante la stagione calda, in quanto ogni movimento veloce tende ad aumentare il calore, mentre una pratica lenta e consapevole darà più calma e freschezza al corpo ed alla mente riequilibrando e soprattutto non aggravando Pitta dosha.

Ogni persona dovrebbe trovare la giusta pratica adatta a sè e cambiarla secondo il trascorrere del tempo interno ed esterno, adattandola al variare delle stagioni.

Sarebbe bene in estate praticare la mattina presto ed al tramonto tralasciando ovviamente le ore più calde della giornata e soprattutto evitando le ore in cui il sole è più alto e forte.

Praticare Sitkari o Shitali pranayama.

Shaktidevi

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La bellezza femminile secondo l’Ayurveda

Anche se ogni essere umano è unico ed irripetibile, esistono alcune caratteristiche comuni che definiscono alcune tipologie umane. Nella cultura ayurvedica sono descritte tre costituzioni o tipologie umane principali, chiamate VATA, PITTA e KAPHA. Le tipologie umane sono descritte nel sistema ayurvedico in modo molto complesso e con molte sfumature, e la conoscenza di queste offre innumerevoli prospettive pratiche da applicare in quasi tutti i campi della vita. Per le donne, una delle applicazioni pratiche più semplici ed accessibili della conoscenza di queste tipologie è identificare il tipo di bellezza che è specifico di ognuna, conoscendolo e coltivandolo per trarre il massimo beneficio da ogni singola tipologia e aiutando ogni donna a vivere la propria femminilità al meglio.

La bellezza “Vata”

Il  tipo di bellezza specifica di queste donne è quello della “bellezza eterea”.

Le donne che rientrano in questa tipologia sono, in modo naturale, molto agili o molto magre. Alte, con braccia e gambe lunghe, esse riuniscono tutti i criteri ricercati dalla moda attuale, che è orientata esclusivamente verso questa tipologia femminile. La pelle è fine, con una trasparenza che lascia intravedere le vene. I capelli di alcune delle donne di questa tipologia sono naturalmente biondi, con delle sfumature che vanno da quelle della spiga di grano, al color castano, spesso ricci o ondulati e a volte “ribelli”, difficili da pettinare.

I tratti somatici sono irregolari a volte asimmetrici. Hanno occhi azzurri, grigi fino al blu scuro; piccoli seni con spalle strette e gambe lunghe che le rende eterne adolescenti.

Molto espressive nella mimica, parlano molto, hanno una fervida immaginazione, sono intelligenti, con inclinazioni artistiche. Adorano viaggiare, ballare, non hanno difficoltà nel fare amicizie, reazioni rapide ed eloquenza.

In amore sono imprevedibili, amano ciò che è inedito e non possono accontentarsi della routine. È molto improbabile annoiarsi con una simile donna ma neppure fare troppi progetti. Sono piene di fantasia, entusiasmo, sono esuberanti, affettuose e comunicative. Hanno difficoltà se costrette a delle “ore fisse” e programmi rigidi.

Non sono portate alla vita familiare ma se hanno bambini li crescono all’insegna della libertà, fratellanza e amicizia piuttosto che dell’autorità materna.

Sono capaci di mobilitare e aprire nuove prospettive, di dare gioia nel vivere.

Le principali qualità femminili della tipologia VATA: Grazia, agilità, mobilità, originalità, gioia, entusiasmo, capacità di comunicare, apertura nello spirito, intelligenza, raffinamento, capacità di gioco, ottimismo, spirito innovativo, spirito di iniziativa, immaginazione creativa.

La bellezza “PItta”

Le donne con questa tipologia sono seduttrici per eccellenza, delle vere amazzoni, affascinanti. Il loro corpo, di medie dimensioni, è molto ben proporzionato, con una muscolatura armoniosamente disegnata, agile e forte.

La pelle è scura, olivastra oppure bianca con sfumature rosa.

I capelli vanno dal naturalmente rossi fino al castano, spesso con gli occhi verdi e affascinanti, con una luce che ammalia e spesso domina. Danno l’impressione di penetrare e soggiogare l’animo di chi le osserva.

La donna pitta appare affascinante ma è lei stessa ad essere affascinata dalla vita. Dinamica, passionale, le piace vivere intensamente.

È una lottatrice, anche in amore, avventuriera e amante del mistero. Non può essere conquistata con gesti banali o prevedibili. Quando ama lo fa con totale abbandono fino a dimenticarsi di se stessa, capace di donare tutto ma allo stesso tempo molto esigente. Molto intelligente, ottimo senso pratico, ha un notevole spirito di osservazione.

La natura le ridona equilibrio; per questo le piace fare sport nella natura ed osservare paesaggi.

Ha un grande potere di incoraggiare e motivare le persone.

Le principali qualità femminili della tipologia PITTA: Dinamismo, potente erotismo, amore intenso, capacità di trasformare, fiducia in sé, intelligenza pratica, eloquenza, non conformismo.

La bellezza “Kapha”

Le donne con questa tipologia possono essere considerate il simbolo della femminilità. I loro tratti somatici evocano una femminilità sensuale, materna ed eterna. È la donna piena di femminilità, di dolcezza e amore.

Il corpo di queste donne è  ben formato, abbondante, ossa forti, grossi seni e natiche ben sviluppate. La pelle è  bianca, come seta, i capelli scuri con colori dal castano al nero, folti e grossi. Hanno grandi occhi che emanano un magnetismo calmo, in cui hai la sensazione di sprofondare.

Il viso di queste donne emana una dolcezza indescrivibile.

Devota, amorevole, piena di dolcezza, protettrice, tollerante e capace di perdonare, piena di comprensione e pazienza, ispira fiducia incondizionata.

Capace di donarsi, in amore si “accende” con difficoltà, ma poi ama con fedeltà anche per tutta la vita.

È amante dei piaceri della vita e si circonda di un ambiente confortevole, molto piacevole ed accogliente. È calma e rilassata, ama molto i bambini e spesso ne ha numerosi.

Ha un vero e proprio culto per la famiglia, conservatrice di tradizioni, ha un innato senso religioso.

Le principali qualità femminili della tipologia KAPHA: Vitalità, sensualità, affettuosità, dolcezza, bontà, capacità di perdonare, resistenza, forza fisica e mentale, stabilità, fedeltà, tolleranza, profondità di spirito.

Om Shanti.

Shaktidevi ❤

Ayurveda in autunno

Per poter affrontare il cambio di stagione, il passaggio dalle belle e lunghe giornate piene di sole al clima più freddo e le giornate che si accorciano e diventano piu buie è importante rendere più forte l’organismo. Quindi è bene seguire alcune regole alimentari per armonizzare i dosha. In questo modo aumentano le difese immunitarie e si prevengono i disturbi tipici dell’inverno. Ecco i consigli per ogni tipologia di dosha.

VATA

Sì ai cibi ben cotti, caldi, sostanziosi, ricchi di proteine e grassi; al sapore dolce,
acido e salato; al latte e tutti i suoi derivati; a riso basmati e integrale, grano e avena sempre ben cotti.

Come verdure: barbabietole, carote, asparagi, patate dolci, avocado, finocchi, carciofi, zucca. In piccole quantità e ben cotti, anche piselli, verdure a foglia verde, sedano, zucchine e spinaci. Per i legumi ceci, fagioli mung, lenticchie rosse.

Per condire è perfetto l’olio d’oliva o di sesamo; per dolcificare, lo zucchero di canna. Come spezie si può optare per aglio, rosmarino, salvia, basilico, cardamomo, cumino, zenzero, cannella, sale, chiodi di garofano, zafferano, noce moscata, semi di senape e pepe nero.

La frutta va scelta dolce e matura ananas, arance, banane, kaki, datteri, uva passa, mango, kiwi. Tra quella secca, meglio mangiare mandorle, noci, nocciole evitare le arachidi tostate.

PITTA

Mangiare possibilmente vegetariano, privilegiano verdure crude o poco cotte asparagi, lattuga, zucchine, spinaci, bietole, broccoli, verze, rape, zucca, fagiolini, patate. Condire con olio extravergine di oliva o girasole. Fra i legumi, scegliere ceci, fave, piselli, soia. Evitare le lenticchie specialmente rosse.
Come frutta: uva, banana, dattero, mela, pera, melograno, uva passa, avocado, mango, prediligere frutta dolce e matura. Scegliere cibi freschi, di sapore dolce, amaro e astringente.

Riso, grano e grano saraceno, avena e orzo sono i cereali da prediligere, pane lievitato. Tra i latticini latte, burro, ghi, formaggi freschi.

KAPHA

Si ai cibi caldi, leggeri, secchi, dal gusto piccante, amaro e speziato. Consigliabile grano saraceno, mais, riso basmati, segale. Latte e formaggi di capra; lenticchie, piselli e soia, come legumi; bietole, cicoria, cipolle, carote, lattuga, melanzana, verdure a foglia verde, zucca, zucchine, condite con olio d’oliva girasole o mandorle. Mela, melograno, frutti di bosco e kiwi, pere sono i più indicati.

Dolcificare con il miele non cotto e usare alloro, basilico, cardamomo, garofano, curcuma, cannella, maggiorana, origano, pepe nero, salvia, zenzero per aromatizzare. Bere acqua calda o tisane dopo i pasti.

Per tutti i dosha massaggi con olio caldo di sesamo e oli essenziali leggermente riscaldanti e purificanti.

Namastè.

Pierangela

Kavala Graha: salute della bocca secondo l’Ayurveda

L’oil pulling, nome originale Kavala Graha, è una tecnica ayurveda che consiste nella pulizia del cavo orale con olio di sesamo.

Secondo l’ayurveda la pulizia del cavo orale è fondamentale: per la fabbricazione dei dentifrici che seguono le tecniche di questa tradizione si usano chiodi di garofano, neem e basilico come antisettici e la pulizia del cavo orale con il nettalingua (uno strumento di facile uso che permette di “raschiare” tutte le impurità dalla superficie linguale) e l’oil pulling sono consigliate come pratiche quotidiane.

Il cavo orale è una possibile fonte di infezioni ed un ricettacolo di batteri, per questo è fondamentale tenerlo pulito e disinfettato e questa è opinione comune non solo privilegio dell’ayurveda, ma le tecniche che questa tradizione ci offre sono interessanti ed efficaci e  praticate quotidianamente in tutta l’India.

Durante la notte il nostro organismo si depura dalle tossine accumulate durante la giornata e in un certo senso, deposita i batteri in  zone esterne del corpo, come appunto il cavo orale, per permettere che siano espulsi più facilmente. Partendo da questo presupposto l’ayurveda prevede che per mantenere l’organismo in buona salute sia necessario pulire la bocca ogni giornoal mattino, in modo da non permettere ai batteri allontanati dal corpo di entrare nuovamente “in gioco” e il risciacquo orale con olio consente di ottenere questo risultato in modo semplice ed efficace. 

In parole povere il punto è questo: nel cavo orale si accumulano batteri e residui alimentari che li provocano, questo genera infezioni ed altera lo stato delle mucose orali e con loro lo stato generale di benessere dell’organismo, inoltre non è da dimenticare che le radici dentali arrivano molto in profondità quindi i batteri entrano nuovamente in circolo e vengono in un certo senso riciclati dopo l’espulsione notturna, l’olio di sesamo si “attacca” alle pareti portando via i batteri e i residui di cibo che verranno, in questo modo, eliminati definitivamente permettendo la guarigione dalle infezioni orali, il mantenimento di una bocca sane e pulita e l’eliminazione dell’alitosi, dove sia presente.

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Il massaggio come cardine della medicina ayurvedica

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Con l’atto del toccare, le distanze tra un oggetto e chi lo tocca o tra due persone si annullano, aumentando la conoscenza dell’ambiente che ci circonda e l’intimità con gli altri, e quindi la nostra tranquillità psicologica e la sicurezza. Assecondando questi principi, la medicina ayurvedica fa largo uso del massaggio, soprattutto come tecnica terapeutica per la prevenzione.

L’Abyanga, il massaggio tradizionale ayurvedico praticato su tutto il corpo con oli, viene raccomandato in particolare nei periodi dei cambi di stagione perché stimola le difese del nostro organismo. Inoltre, il massaggio tradizionale ayurvedico facilita la circolazione sanguigna, promuovendo la mobilizzazione dei liquidi stagnanti e facilitando l’eliminazione delle sostanze di rifiuto. Infine, grazie all’assimilazione degli oli attraverso la pelle, influisce positivamente sull’equilibrio chimico del corpo. Ciò si traduce in risultati positivi anche a livello estetico: la pelle appare più fresca e luminosa, e riacquista tonicità ed elasticità.

Ma gli effetti positivi del massaggio tradizionale ayurvedico non finiscono qui. Qualsiasi massaggio ben effettuato è in grado di farci rilassare, però, quello ayurvedico oltre alla fatica fisica contrasta anche quella mentale e migliora grandemente la qualità del sonno.

Ovviamente, per quanto al termine di ogni sessione massoterapica si percepisca un effetto positivo, per ottenere maggiori benefici occorre sottoporsi a un ciclo composto da diverse sessioni di massaggio tradizionale ayurvedico, che tratta tutte le parti del nostro corpo ad eccezione di quelle intime. Inoltre, spesso all’olio per massaggi vengono aggiunti gli oli essenziali del caso, per creare un trattamento ancor più mirato per quello specifico paziente.

Le tecniche per praticare il massaggio tradizionale ayurvedico variano a seconda del tipo dosha. Oltre alla tipo di manipolazione in sé e per sé (più leggera o più intensa), il dosha determina anche il punto dal quale il massaggio inizierà (la testa o i piedi), la temperatura dell’olio per massaggi (caldo, tiepido o a temperatura ambiente), e le parti del corpo sulle quali il massaggio si concentrerà maggiormente.

Il massaggio tradizionale ayurvedico non va praticato in presenza di febbre, nausea, vomito e diarrea, né in un paziente che abbia mangiato da poco. È indicato anche durante la gravidanza, nel qual caso, l’unico accorgimento che il terapeuta dovrà attuare consiste nel porre la paziente in una posizione che sia la più confortevole possibile.

Autore | Dott.ssa Eleonora Elez
tratto da http://www.salute-e-benessere.org

Pierangela

Ayurveda: la scienza della vita

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L’Ayurveda è una scienza medica sacra indiana.

Le origini storiche dell’ayurveda si perdono indietro nei secoli, infatti tende a datare le origini storiche dell’ayurveda a ritroso fino a 6000 anni fa

Secondo l’Ayurveda il corpo fisico è pervaso da tre dosha (energie vitali) in proporzioni diverse. Questi determinano tramite il loro stato di equilibrio o squilibrio rispetto alla costituzione individuale, lo stato di benessere o malattia dell’individuo.

Ogni dosha è composto da due elementi  ed ha determinate qualità che li caratterizzano.

I tre dosha sono:

Vata (forza di eliminazione)

composto da spazio e aria, è il principio del movimento, legato a tutto ciò che è movimento nel corpo (sistema nervoso, respirazione, circolazione sanguigna..). Le sue qualità sono: freddezza, secchezza, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, durezza, ruvidezza e fluidità. La sua sede principale è ilcolon.

Pitta (forza di combustione)

composto da fuoco e acqua, è il dosha legato alla trasformazione, alla digestione intesa sia a livello fisico (stomaco, fuoco digestivo) che mentale (elaborazione delle emozioni). Le sue qualità sono: caldo, untuoso, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, morbidezza, levigatezza, chiarezza e fluidità. La sua sede principale è l’intestino tenue.

Kapha (forza di assimilazione)

composto da acqua e terra, è il dosha legato alla coesione, al tener unito, è proprio dei fluidi corporei, lubrifica e mantiene il corpo solido ed uniforme. Le sue qualità sono: freddezza, umidità, pesantezza, grossolanità, stabilità, opacità, morbidezza, levigatezza e densità.

I dosha consentono di classificare le tendenze psico-fisiche presenti nel corpo e le disfunzioni che ne possono derivare.

Secondo l’ayurveda le patologie nascono quando si vengono a creare degli squilibri nei dosha; per guarire bisogna trovare i rimedi atti a ristabilire l’equilibrio perso.

Secondo l’Ayurveda anche la fisionomia degli essere umani viene distinta secondo le 3 costituzioni dosha: pitta, vata, e kapha, ognuna delle quali prevede determinate caratteristiche fisiche e psicofisiche e per le quali è studiata anche un’apposita alimentazione.

INDIVIDUO PITTA: generalizzando e approssimando alquanto, possiamo dire che l’individuo Pitta di solito ha i capelli chiari, è di costituzione media, è intelligente, determinato, organizzato, coraggioso e tende alla leadersheap.

Può soffrire di ulcera, acne e emorroidi e spesso è soggetto ad attacchi di collera e a scatti di aggressività.

INDIVIDUO VATA: la persona Vata è snella, ha la pelle secca, è attiva, vivace, creativa e flessibile.

Può soffrire di insonnia, disturbi nervosi, problemi digestivi e stati d’ansia.

INDIVIDUO KAPHA: la persona Kapha ha una struttura ossea pesante e un corpo forte, ha un carattere calmo e rilassato, ama dormire ed è piuttosto avaro e geloso.

I problemi che di solito affliggono l’individuo Kapha sono il sovrappeso, l’obesità la pigrizia, le allergie, l’ipercolesterolemia, la depressione e la difficoltà ad accettare i cambiamenti.

L’ayurveda non  prescrive diete, ma consiglia di mangiare di tutto, con un occhio alla costituzione dosha e con una particolare attenzione ai sapori.

Secondo l’Ayurveda ogni sapore ha un suo effetto sull’organismo.

SAPORE DOLCE: stimola il pancreas, è calmante del carattere e dell’appetito (frutta, lattosio, zucchero di canna, miele, cereali, patate, gli oli e i grassi).

SAPORE ACIDO: stimola le ghiandole gastriche, stimola la secrezione salivare e favorisce il senso di soddisfazione (agrumi, frutti di bosco, fragole, prugne, pomodori, spinaci, vino, yogurt).

SAPORE PICCANTE: stimola il metabolismo, riscalda e purifica (aglio, peperoncino, pepe, cipolle, rafano, ravanelli, prezzemolo, menta, zenzero)

SAPORE SALATO: stimola l’appetito (frutti di mare).

SAPORE AMARO: purifica e depura, stimola il fegato e la cistifellea (melanzane, cicoria, catalogna, invidia, scarola, pompelmi, rabarbaro, cetrioli, tutte le verdure a foglia scura).

SAPORE ASTRINGENTE: sedativo delle mucose, prosciugante e astringente (legumi, finocchi, carciofi, mele, pere, mirtilli, salvia, rosmarino, curcuma) .

Per quanto riguarda il legame che c’è il cibo e la tipologia dosha, per l’Ayurveda l’individuo di costituzione Vata non ha mai problemi di sovrappeso, perché è snello, perde facilmente peso, quando è sotto stress non mangia e salta i pasti senza problemi.

Neppure i tipi pitta (di solito di peso normale) hanno una particolare tendenza a ingrassare, anche se a volte sono preda di attacchi di fame, spesso conseguenza di arrabbiature.

Il tipo invece che deve tenere davvero d’occhio la tavola è kapha. Ha una costituzione robusta, ingrassa facilmente sia perché mangia troppo, si butta sul cibo sotto stress, sia perché non elimina facilmente scorie e tossine.

Per dimagrire, secondo la teoria ayurvedica, occorre limitare drasticamente i cibi di sapore dolce e salato, che aumentano kapha, e privilegiare i sapori piccanti, amari e astringenti.

Questi infatti sono in grado di ridurre l’energia di tipo kapha che favorisce gli accumuli di grasso e la cellulite edematosa, con presenza di gonfiori dovuti al ristagno di liquidi nei tessuti.

Gli alimenti piccanti sono molto utili per dimagrire: fanno bruciare di più e accelerano l’eliminazione delle sostanze residue.

Chi è soprappeso, infatti, ha in genere un metabolismo lento, per cui anche limitando a perdere i chili di troppo.

In sanscrito, l’antica lingua indiana, il metabolismo è chiamato agni, cioè il fuoco.

Agni ha sede nello stomaco e coincide con la capacità digestiva: se questa è buona il cibo si trasforma velocemente e nel corpo restano meno tossine.

Le spezie e le bevande calde mantengono acceso agni.

Per questo l’ayurveda suggerisce di condire sempre i cibi con spezie, radici e semi e accompagnare i pasti con bevande tiepide, perché quelle fredde rallentano la digestione e aumentano kapha favorendo il soprappeso.

Peperoncino, noce moscata e pepe nero, per esempio, sono spezie piccanti che stimolano il metabolismo e favoriscono l’eliminazione di tossine.

Salvia e rosmarino eliminano i liquidi in eccesso.

Tutte le spezie combattono la formazione di gas intestinali.

L’Ayurveda propone un’alimentazione specifica per ogni Dosha.

ALIMENTAZIONE ADATTA AD UNA COSTITUZIONE VATA

Gusti adatti: dolce, aspro, salato – cibi caldi.

Gusti non adatti: pungente, astringente, amaro – cibi freddi

ALIMENTAZIONE ADATTA AD UNA COSTITUZIONE PITTA

Gusti adatti: dolce, amaro, astringente – cibi freschi.

Gusti non adatti: pungente, aspro, salato – cibi caldi

ALIMENTAZIONE ADATTA AD UNA COSTITUZIONE KAPHA

Gusti adatti: amaro, pungente, astringente – cibi leggeri

Gusti non adatti: dolce, aspro, salato – cibi fritti