Letting go…

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In questi giorni mi è capitato di pensare spesso a questo tema: lasciare andare…mi sono guardata intorno e ho capito che le persone hanno una gran difficoltà nell’agire in questo senso. Ovviamente uno spunto me lo hanno dato le feste, il Natale, il Capodanno, l’attaccamento della pratica di scambiarsi regali “commerciali e materiali”, l’attaccamento al voler festeggiare con grandi feste e divertimento a tutti i costi la fine di un anno che solitamente guardiamo con disprezzo, come se non ci avesse portato nulla di buono.

Certo, l’inizio dell’anno è sempre un momento di speranze nuove, di nuovi inizi, di propositi….e se invece lasciassimo andare anche questi??

Se provassimo a uscire dalle convenzioni e pensare che ogni giorno è un inizio, imparando a lasciar andare, senza aspettative, senza giudizio, liberandoci dagli attaccamenti che gli altri ci costringono ad avere, lasciamo fluire la nostra vita, lasciando andare ciò che ci trattiene facendo spazio nel nostro cuore per qualcosa che ci riempia, che riempia la nostra vita di bellezza, gioia, serenità.

Vi lascio come spunto delle parole di Osho:

“Ogni tanto tenta di vivere e basta. Vivi semplicemente.
Non lottare e non forzare la vita. Osserva in silenzio ciò che accade.
Lascia accadere ciò che accade. Permetti a ciò che è, di esistere.
Lascia cadere ogni tensione e lascia che la vita fluisca, che accada. E ciò che accade, te lo garantisco, libera.”

Shaktidevi ❤

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La bellezza femminile secondo l’Ayurveda

Anche se ogni essere umano è unico ed irripetibile, esistono alcune caratteristiche comuni che definiscono alcune tipologie umane. Nella cultura ayurvedica sono descritte tre costituzioni o tipologie umane principali, chiamate VATA, PITTA e KAPHA. Le tipologie umane sono descritte nel sistema ayurvedico in modo molto complesso e con molte sfumature, e la conoscenza di queste offre innumerevoli prospettive pratiche da applicare in quasi tutti i campi della vita. Per le donne, una delle applicazioni pratiche più semplici ed accessibili della conoscenza di queste tipologie è identificare il tipo di bellezza che è specifico di ognuna, conoscendolo e coltivandolo per trarre il massimo beneficio da ogni singola tipologia e aiutando ogni donna a vivere la propria femminilità al meglio.

La bellezza “Vata”

Il  tipo di bellezza specifica di queste donne è quello della “bellezza eterea”.

Le donne che rientrano in questa tipologia sono, in modo naturale, molto agili o molto magre. Alte, con braccia e gambe lunghe, esse riuniscono tutti i criteri ricercati dalla moda attuale, che è orientata esclusivamente verso questa tipologia femminile. La pelle è fine, con una trasparenza che lascia intravedere le vene. I capelli di alcune delle donne di questa tipologia sono naturalmente biondi, con delle sfumature che vanno da quelle della spiga di grano, al color castano, spesso ricci o ondulati e a volte “ribelli”, difficili da pettinare.

I tratti somatici sono irregolari a volte asimmetrici. Hanno occhi azzurri, grigi fino al blu scuro; piccoli seni con spalle strette e gambe lunghe che le rende eterne adolescenti.

Molto espressive nella mimica, parlano molto, hanno una fervida immaginazione, sono intelligenti, con inclinazioni artistiche. Adorano viaggiare, ballare, non hanno difficoltà nel fare amicizie, reazioni rapide ed eloquenza.

In amore sono imprevedibili, amano ciò che è inedito e non possono accontentarsi della routine. È molto improbabile annoiarsi con una simile donna ma neppure fare troppi progetti. Sono piene di fantasia, entusiasmo, sono esuberanti, affettuose e comunicative. Hanno difficoltà se costrette a delle “ore fisse” e programmi rigidi.

Non sono portate alla vita familiare ma se hanno bambini li crescono all’insegna della libertà, fratellanza e amicizia piuttosto che dell’autorità materna.

Sono capaci di mobilitare e aprire nuove prospettive, di dare gioia nel vivere.

Le principali qualità femminili della tipologia VATA: Grazia, agilità, mobilità, originalità, gioia, entusiasmo, capacità di comunicare, apertura nello spirito, intelligenza, raffinamento, capacità di gioco, ottimismo, spirito innovativo, spirito di iniziativa, immaginazione creativa.

La bellezza “PItta”

Le donne con questa tipologia sono seduttrici per eccellenza, delle vere amazzoni, affascinanti. Il loro corpo, di medie dimensioni, è molto ben proporzionato, con una muscolatura armoniosamente disegnata, agile e forte.

La pelle è scura, olivastra oppure bianca con sfumature rosa.

I capelli vanno dal naturalmente rossi fino al castano, spesso con gli occhi verdi e affascinanti, con una luce che ammalia e spesso domina. Danno l’impressione di penetrare e soggiogare l’animo di chi le osserva.

La donna pitta appare affascinante ma è lei stessa ad essere affascinata dalla vita. Dinamica, passionale, le piace vivere intensamente.

È una lottatrice, anche in amore, avventuriera e amante del mistero. Non può essere conquistata con gesti banali o prevedibili. Quando ama lo fa con totale abbandono fino a dimenticarsi di se stessa, capace di donare tutto ma allo stesso tempo molto esigente. Molto intelligente, ottimo senso pratico, ha un notevole spirito di osservazione.

La natura le ridona equilibrio; per questo le piace fare sport nella natura ed osservare paesaggi.

Ha un grande potere di incoraggiare e motivare le persone.

Le principali qualità femminili della tipologia PITTA: Dinamismo, potente erotismo, amore intenso, capacità di trasformare, fiducia in sé, intelligenza pratica, eloquenza, non conformismo.

La bellezza “Kapha”

Le donne con questa tipologia possono essere considerate il simbolo della femminilità. I loro tratti somatici evocano una femminilità sensuale, materna ed eterna. È la donna piena di femminilità, di dolcezza e amore.

Il corpo di queste donne è  ben formato, abbondante, ossa forti, grossi seni e natiche ben sviluppate. La pelle è  bianca, come seta, i capelli scuri con colori dal castano al nero, folti e grossi. Hanno grandi occhi che emanano un magnetismo calmo, in cui hai la sensazione di sprofondare.

Il viso di queste donne emana una dolcezza indescrivibile.

Devota, amorevole, piena di dolcezza, protettrice, tollerante e capace di perdonare, piena di comprensione e pazienza, ispira fiducia incondizionata.

Capace di donarsi, in amore si “accende” con difficoltà, ma poi ama con fedeltà anche per tutta la vita.

È amante dei piaceri della vita e si circonda di un ambiente confortevole, molto piacevole ed accogliente. È calma e rilassata, ama molto i bambini e spesso ne ha numerosi.

Ha un vero e proprio culto per la famiglia, conservatrice di tradizioni, ha un innato senso religioso.

Le principali qualità femminili della tipologia KAPHA: Vitalità, sensualità, affettuosità, dolcezza, bontà, capacità di perdonare, resistenza, forza fisica e mentale, stabilità, fedeltà, tolleranza, profondità di spirito.

Om Shanti.

Shaktidevi ❤

Kavala Graha: salute della bocca secondo l’Ayurveda

L’oil pulling, nome originale Kavala Graha, è una tecnica ayurveda che consiste nella pulizia del cavo orale con olio di sesamo.

Secondo l’ayurveda la pulizia del cavo orale è fondamentale: per la fabbricazione dei dentifrici che seguono le tecniche di questa tradizione si usano chiodi di garofano, neem e basilico come antisettici e la pulizia del cavo orale con il nettalingua (uno strumento di facile uso che permette di “raschiare” tutte le impurità dalla superficie linguale) e l’oil pulling sono consigliate come pratiche quotidiane.

Il cavo orale è una possibile fonte di infezioni ed un ricettacolo di batteri, per questo è fondamentale tenerlo pulito e disinfettato e questa è opinione comune non solo privilegio dell’ayurveda, ma le tecniche che questa tradizione ci offre sono interessanti ed efficaci e  praticate quotidianamente in tutta l’India.

Durante la notte il nostro organismo si depura dalle tossine accumulate durante la giornata e in un certo senso, deposita i batteri in  zone esterne del corpo, come appunto il cavo orale, per permettere che siano espulsi più facilmente. Partendo da questo presupposto l’ayurveda prevede che per mantenere l’organismo in buona salute sia necessario pulire la bocca ogni giornoal mattino, in modo da non permettere ai batteri allontanati dal corpo di entrare nuovamente “in gioco” e il risciacquo orale con olio consente di ottenere questo risultato in modo semplice ed efficace. 

In parole povere il punto è questo: nel cavo orale si accumulano batteri e residui alimentari che li provocano, questo genera infezioni ed altera lo stato delle mucose orali e con loro lo stato generale di benessere dell’organismo, inoltre non è da dimenticare che le radici dentali arrivano molto in profondità quindi i batteri entrano nuovamente in circolo e vengono in un certo senso riciclati dopo l’espulsione notturna, l’olio di sesamo si “attacca” alle pareti portando via i batteri e i residui di cibo che verranno, in questo modo, eliminati definitivamente permettendo la guarigione dalle infezioni orali, il mantenimento di una bocca sane e pulita e l’eliminazione dell’alitosi, dove sia presente.

eticamente.it

La dieta dello Yoga: bisogna essere vegetariani?

E’necessario essere vegetariani o vegani per praticare lo yoga? Queta è una domanda che in tanti si sono posti e la risposta e abbastanza semplice: dipende dallo scopo che volete ottenenere dalla pratica yoga. Se volte veramente intraprendere un cammino spirituale e di crescita personale, dovete rinuciare alla carne, al contrario se per voi lo yoga è uno sport come tanti, allora è indifferente. Vediamo ora i due principi yogici che stanno alla base delle scelta: il Karma e Ahimsa

Gli Effetti non fisici della pratica dello yoga e il fenomeno dello yoga nel mondo occidentale.

Con il Crescente numero di celebrità e persone che intraprendono le pratiche dello Yoga la domanda  “è corretto consumare la carne e i suoi derivati” è divenuta sempre più crescente tra i praticanti di questa disciplina.
Si può essere davvero un vero Yogi se consumate hamburgers? Diventare vegetariani ci rende veri maestri nell’arte dello Yoga?

Le due ragioni per cui non consumare carne: Karma e Ahimsa

Nella filosofia vedica il consumo di carne equivale a nutrirsi di cattivo karma,perché la carne macellata assume tutti i sentimenti negativi dell’animale ucciso. La paura, il dolore, la sofferenza impregnata nella carne morta, blocca lo sviluppo spirituale dei discepoli.
La carne impedisce che l’energia fluisca liberamente nel nostro corpo, il che rende meditazionepranayama e posture completamente inutili.
Secondo questa filosofia, tutti coloro che consumano regolarmente carne non realizzeranno mai la realtà delle cose.

Il Principio Ahimsa “Non fare del male” si basa sui fondamenti dello Yoga.

I Sostenitori al contrario affermano che perfino Buddha e i suoi monaci consumavano carne, l’unica condizione per loro era conoscere che quell’animale non fosse stato ucciso solo per loro beneficio.
Molte persone che sostengono questa teoria affermano che è giusto ad esempio andare al supermercato e comprare un animale macellato, perché in principio non era appunto stato ucciso solo per loro.
Questo significa supportare direttamente la catena di allevamento e macellazione industriale che ha portato ad una dieta sempre più ricca di carne con le conseguenze sulla salute che tutti consociamo.

Essere uno Yogi non significa essere solo vegetariani, ma essere coerente e consapevoli delle proprie azioni.

Bisogna essere compassionevoli nei riguardi di tutte le creature viventi che ci circondano, la vostra dieta vegetariana fa semplicemente parte della pratica della non violenza.
Se non consumate carne ma non provate alcun affetto o amore per le persone che vi circondano, essere vegetariani sarà inutile.
Se vi comportate da egoisti, non aiutate gli altri, e ignorate le conseguenze delle vostre azioni comprendere diventare vegetariani probabilmente non cambierà nè la vostra mente nè il vostro spirito.

In definitiva tutto dipende dagli obiettivi che vi siete posti quando avete intrapreso la strada dello yoga

Se per voi lo yoga è solo un mezzo per combattere lo stress o restare in forma, probabilmente non necessitate di sforzarvi in una dieta vegetariana o seguire il principio di Ahimsa. Non vi può essere alcun beneficio spirituale o mentale se non si prova il bisogno di impegnare la propria intera vita a questo principio.

tratto da: naturopataonline.org

Yoga Nidra e ormoni

 

Nelle donne con anomalie mestruali in età riproduttiva può essere utile un approccio terapeutico dolce come, per esempio, lo Yoga Nidra.

Lo Yoga Nidra è anche conosciuto come lo “Yoga del sonno” perché quando lo si pratica sembra che si stia dormendo. In realtà si è solo concentrati: difatti la pratica di questa disciplina prevede la concentrazione della mente in un unico punto. Ci si risposa – per così dire – ma la consapevolezza rimane profonda grazie alla coscienza che è attiva. Si ritiene che una sola mezz’ora di pratica dello Yoga Nidra equivalga al riposo che si ottiene con tre ore di sonno.
Per praticare lo Yoga Nidra non è necessario essere degli yogi esperti, o assumere chissà quali improbabili posture: si può infatti praticare restando comodamente sdraiati.

L’oggetto di un nuovo studio è stato proprio questa forma di yoga, che si è dimostrata utile nel trattamento dei disturbi mestruali, ed è stato condotto dai ricercatori indiani Monika Rani, Uma Singh, Girdhar Gopal Agrawal, Shankar Madhav Natu, Sarswati Kala, Archana Ghildiyal e Neena Srivastava. Gli autori fanno parte della Chhatrapati Sahuji Maharaj Medical University nello Stato di Uttar Pradesh. I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista The Journal of Alternative and Complementary Medicine.

I ricercatori hanno voluto indagare sugli effetti dello Yoga Nidra sugli squilibri ormonali che causano problemi mestruali come dismenorrea, oligomenorrea, menorragia, metrorragia e ipomenorrea nelle donne in età fertile. A motivo di ciò, hanno reclutato 150 donne in età fertile con irregolarità mestruali, poi suddivise a caso in due gruppi. Del totale delle partecipanti, 126 hanno completato il protocollo di studio.

Il primo gruppo è stato avviato a un programma di Yoga Nidra che prevedeva sessioni di 35-40 minuti al giorno, cinque volte a settimana, per 6 mesi. Il secondo gruppo faceva da controllo e non è stato oggetto di intervento yoga.
Sia al basale (ossia all’inizio dello studio) che dopo i 6 mesi, è stata fatta una stima del profilo ormonale di ciascuna delle partecipanti.

I risultati finali hanno mostrato che nelle donne appartenenti al gruppo “yoga” vi erano stati dei cambiamenti ormonali. Nello specifico, erano diminuiti in modo significativo, rispetto al gruppo di controllo, i livelli dell’ormone stimolante la tiroide (p
A conclusione, la dottoressa Monika Rani e colleghi ritengono che «il presente studio ha dimostrato l’efficacia dello Yoga Nidra sui profili ormonali nei pazienti con irregolarità mestruali. La pratica dello Yoga Nidra è risultata utile nelle pazienti con squilibri ormonali come la dismenorrea, l’oligomenorrea, la menorragia, la metrorragia e l’ipomenorrea».

tratto da http://www.lastampa.it

Suggerimenti per condurre una vita sana e felice

Dobbiamo assumerci la responsabilità delle emozioni che proviamo. Non è vero che gli altri possono farci sentire bene o male: siamo noi che in modo più o meno cosciente, scegliamo come sentirci in ogni singolo istante della nostra vita. Sotto molti aspetti, il mondo esterno è uno specchio che riflette le nostre convinzioni e aspettative. Il motivo per cui sentiamo ciò che sentiamo è frutto dell’armonia che regna fra le nostre molecole dell’emozione, orchestrandole in una sinfonia, e che investe ogni aspetto della nostra fisiologia, sfociando in una salute di ferro o in una malattia che ci tormenta.
Noi siamo essere umani così arroganti da credere che, per il solo fatto che abbiamo inventato le lampadine elettriche, possiamo adottare qualunque genere di orario: invece le sostanze informazionali a base di neuropeptidi collegano il nostro orologio biologico al moto dei pianeti, ed ecco perchè e molto probabile che la qualità del sonno e della veglia migliori in misura direttamente proporzionale all’aderenza dell’ora di andare a letto e di alzarsi con le ore di oscurità e di luce. Se andrete a dormire fra le dieci e le undici di sera, nella maggior parte dei casi scoprirete che vi riesce naturale svegliarvi con il levar del sole, se non prima, sentendovi perfettamente riposati.
La meditazione praticata al mattino presto e nella prima serata, in modo abituale e quasi rituale, è a mio parere la via più rapida, facile, breve ed economica per sentirsi bene, il che significa essere sincronizzati con le proprie sensazioni naturali.

Le prime ore del mattino sono un momento straordinario di gioia, in cui visualizzare coscientemente una giornata splendida. E’ l’ora ideale perché la mente cosciente rientri nel corpo attraverso il gioco (la definizione “esercizio fisico” evoca immagini piuttosto deprimenti), che può consistere un giorno in una forma dolce di stretching o di yoga, il giorno dopo in passi di danza o in una corsa che vi faccia sudare.
Prima di decidere, cercate di capire come vi sentite. Sembra istintivo muoversi appena svegli, così come il corpo era progettato per fare in natura, prima di mangiare o di salire in macchina; quasi certamente i nostri avi cominciavano la giornata con un pò di movimento.
Per quelli di voi che sono interessati a dimagrire, un’altra valida ragione per muoversi al mattino presto è che al nostro organismo basta una ventina di minuti di blando esercizio aerobico all’inizio della giornata per attivare nell’unità corpo/mente il circuito dei neuropeptidi che serve a bruciare grassi. Le ricerche condotte dai fisiologi che studiano l’attività fisica ha dimostrato che, dopo venti minuti di aumento del battito cardiaco e di respirazione più frequente e profonda, che ne deriva naturalmente, il complesso corpo/mente entra in una modalità di consumo dei grassi che si prolunga senza scosse per ore intere. La sensazione di vigilanza e di calma che si instaura in noi dopo la fase iniziale di euforia si accompagna di solito a una riduzione dell’appetito.
Trascorrete ogni giorno qualche tempo a contatto con la natura, soprattutto quando siete liberi da impegni di lavoro. Stare all’aperto significa vivere nella natura, a prescindere dal fatto che vi troviate in una foresta, sulla spiaggia, o nel centro di una grande citta. Il cielo esiste anche sulle metropoli. Il maltempo non è una scusa: investite denaro in abiti caldi, scarpe solide e un soprabito impermeabile.
L’ora in cui mangiate è altrettanto importante di quello che mangiate. Non digiunate tutto il giorno per mangiare la sera; anzi il pasto principale dovrebbe essere quello di mezzogiorno, come avviene in tutte le civiltà non industriali, e come si usava un tempo anche nella nostra. Mangiando a metà giornata si ha tempo in abbondanza per digerire il cibo in modo sano e completo prima di andare a riposare la sera. Inoltre significa che le molecole nutritive saranno trasportate nei vari siti dell’unità corpo/mente in cui possono contribuire a sostenere un’attività di veglia cosciente e vitale, anziché depositarsi sotto forma di grasso, come accade facilmente quando si mangia troppo tardi. Se non avete mai seguito un orario del genere, forse restare stupiti della scossa di energia fisica e mentale che avvertirete, eppure questa dovrebbe essere la norma.
Evitate i leganti esogeni che turbano l’equilibrio della rete psicosomatica al punto da alterare il flusso scorrevole delle informazioni, provocando “blocchi” nel circuito che vi impediscono di percepire appieno il vostro potenziale di esperienze, per coltivare invece circuiti di feedback che ristabiliscono e preservano la vostra felicità naturale.
Per tradurre in termini concreti, il modo migliore per sentirsi bene il più possibile per tutto il tempo è tenersi alla larga dalle droghe, legali o illegali che siano. Mettete in discussione ogni prescrizione cronica: se è proprio necessario prendere un farmaco, accertatevi che sia la minima dose possibile senza perdere di efficacia. Sotto la supervisione del vostro dottore, o di un altro consulente medico, prendete in considerazione l’idea di concedervi ogni tanto un giorno di <> dai farmaci, per vedere se avete davvero bisogno di quel sonnifero, di quell’antidepressivo, di quel prodotto antiulcera o contro l’ipertensione. Provate a sperimentare come può essere incredibilmente reattiva e vigorosa, vitale e piacevole la condizione naturale di chi non assume farmaci. La libertà dai farmaci consente al vostro organismo di concentrarsi sull’unità corpo/mente invece di essere costretta a compensare le alterazioni dovute al farmaco e a sprecare energie per disintossicarsi ed espellere le droghe, di qualunque genere siano.
Cercate di considerare lo zucchero come una droga con effetti cronici, che possono arrivare a vere e proprie forme di dipendenza. Il saccarosio, la polvere bianca che si ricava da ettari di piante verdi (canne da zucchero o barbabietole da zucchero), si trasforma in glucosio, che è uno dei regolatori chiave del metabolismo nel complesso corpo/mente, e agisce sui recettori del glucosio per controllare la secrezione di insulina e di molti altri neuropeptidi da parte del pancreas, inlfuendo in modo vistoso sul vostro stato – torpido o vivace, depresso o euforico – e sul modo in cui metabolizzate il cibo. Soddisfate piuttosto il desiderio di dolci con la frutta, contenente un tipo diverso di zucchero, il fruttosio, che causa meno facilmente il rilascio di insulina. Lo zucchero bianco raffinato modifica il profilo della secrezione da parte del pancreas di altri peptidi oltre all’insulina, il che si traduce in una tendenza a impigrirsi e a immagazzinare grassi. In genere, cercate di valutare meglio l’impatto di ciò che mangiate sulla vostra condizione fisica.
Bevete otto bicchieri al giorno di acqua non clorata: spesso si mangia quando in realtà si ha sete, piuttosto che fame. I segnali interni all’organismo si sono confusi perché nel corso della nostra evoluzione abbiamo smesso di mangiare cibi interi e naturali (frutta e verdura), che hanno un contenuto di acqua molto superiore alla nostra dieta attuale, fatta di patatine e stuzzichini, e molti altri cibi spazzatura precotti, contenenti grassi idrogenati.
Mirate a raggiungere l’integrità emotiva. Quando vi sentite sconvolti o in preda a un forte malessere, cercate di approfondire queste emozioni per capire cos’è che vi tormenta in realtà. Siate sempre sinceri con voi stessi e trovate modi appropriati e soddisfacenti per esprimere le vostre emozioni. E se un consiglio del genere vi sembra troppo difficile da mettere in pratica chiedete aiuto a un terapeuta di professione. Sono convinta che le terapie alternative o complementari siano una forma di aiuto professionale molto meno suscettibile di causare danni e molto più positivo degli approcci convenzionali, perchè agiscono modificando l’equilibrio naturale fra le sostanze chimiche all’interno dell’organismo, in modo che possiamo sentirci il meglio possibile. Spesso si rivelano particolarmente utili per alleviare le tante malattie croniche alle quali per ora non sono state trovate soluzioni mediche.
Prima di dormire, rivolgete un pensiero cosciente e affettuoso a ogni componente della famiglia, il che equivale a dare loro la buonanotte. Prima di andare a letto, cercate di non programmare la vostra unità corpo/mente con immagini di morte, distruzione e stravaganze. Il che signifca non guardare il telegiornale della notte, ma provate invece a leggere un libro, a praticare un hobby rilassante, a fare un bagno caldo o anche a sbrigare delle faccende domestiche poco impegnative.
L’ultimo punto, ma certo non il meno importante, consiste nella consapevolezza che la salute è molto più che l’assenza di malattie; significa vivere in modo non egoistico, che mira a promuovere una sensazione di comunione, amorevole cortesia e perdono. Vivere in questo modo crea una sensazione di felicità spirituale che aiuta realmente a prevenire le malattie. Benessere significa confidare nella capacità e nel desiderio del corpo/mente di guarire e migliorare, se appena esiste la possibilità di farlo. Assumetevi la responsabilità della vostra salute…e delle vostre malattie. Cancellate dal vostro vocabolario e dai vostri schemi di pensiero frasi come: <>, oppure: <>. Evitate di sottoscrivere valutazioni prive di valore scientifico riguardo alla necessità di cure e operazioni chirurgiche.

Estratto da “MOLECOLE DI EMOZIONI – Perchè sentiamo quel che sentiamo? di Candace B. Pert – edizioni Tea Pratica

Candace B. Pert è ricercatrice nel Dipartimento di fisiologia e biofisica della Facoltà di medicina della Georgetown University a Washington. Tiene frequenti conferenze sul rapporto tra mente ed emozioni in giro per gli Stati Uniti.

Silvia

Il massaggio come cardine della medicina ayurvedica

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Con l’atto del toccare, le distanze tra un oggetto e chi lo tocca o tra due persone si annullano, aumentando la conoscenza dell’ambiente che ci circonda e l’intimità con gli altri, e quindi la nostra tranquillità psicologica e la sicurezza. Assecondando questi principi, la medicina ayurvedica fa largo uso del massaggio, soprattutto come tecnica terapeutica per la prevenzione.

L’Abyanga, il massaggio tradizionale ayurvedico praticato su tutto il corpo con oli, viene raccomandato in particolare nei periodi dei cambi di stagione perché stimola le difese del nostro organismo. Inoltre, il massaggio tradizionale ayurvedico facilita la circolazione sanguigna, promuovendo la mobilizzazione dei liquidi stagnanti e facilitando l’eliminazione delle sostanze di rifiuto. Infine, grazie all’assimilazione degli oli attraverso la pelle, influisce positivamente sull’equilibrio chimico del corpo. Ciò si traduce in risultati positivi anche a livello estetico: la pelle appare più fresca e luminosa, e riacquista tonicità ed elasticità.

Ma gli effetti positivi del massaggio tradizionale ayurvedico non finiscono qui. Qualsiasi massaggio ben effettuato è in grado di farci rilassare, però, quello ayurvedico oltre alla fatica fisica contrasta anche quella mentale e migliora grandemente la qualità del sonno.

Ovviamente, per quanto al termine di ogni sessione massoterapica si percepisca un effetto positivo, per ottenere maggiori benefici occorre sottoporsi a un ciclo composto da diverse sessioni di massaggio tradizionale ayurvedico, che tratta tutte le parti del nostro corpo ad eccezione di quelle intime. Inoltre, spesso all’olio per massaggi vengono aggiunti gli oli essenziali del caso, per creare un trattamento ancor più mirato per quello specifico paziente.

Le tecniche per praticare il massaggio tradizionale ayurvedico variano a seconda del tipo dosha. Oltre alla tipo di manipolazione in sé e per sé (più leggera o più intensa), il dosha determina anche il punto dal quale il massaggio inizierà (la testa o i piedi), la temperatura dell’olio per massaggi (caldo, tiepido o a temperatura ambiente), e le parti del corpo sulle quali il massaggio si concentrerà maggiormente.

Il massaggio tradizionale ayurvedico non va praticato in presenza di febbre, nausea, vomito e diarrea, né in un paziente che abbia mangiato da poco. È indicato anche durante la gravidanza, nel qual caso, l’unico accorgimento che il terapeuta dovrà attuare consiste nel porre la paziente in una posizione che sia la più confortevole possibile.

Autore | Dott.ssa Eleonora Elez
tratto da http://www.salute-e-benessere.org

Pierangela

Cronobiologia e l’antico pensiero medico cinese

Solo recentemente la scienza medica è giunta alla dimostrazione che per la rinite allergica è più efficace la somministrazione serale dello stesso farmaco proprio perchè il disturbo respiratorio peggiora nel cuore della notte (con un picco attorno alle 5 del mattino). Così oggi sappiamo che anche l’asma ha l suo picco di peggioramento verso le 4 del mattino. Molto intrigante in proposito, è la considerazione che secondo l’antico pensiero medico cinese, incardinato in una raffinatissima e complessa visione cronobiologica dell’uomo e del cosmo, le ore che vanno dalle 3 alle 5 del mattino sono le ore del polmone. Tra le 09.00 e le 11.00, invece, è al massimo quella del cuore. Tra milza e cuore c’è una relazione molto stretta. Secondo la medicina cinese la milza è l’organo che contribuisce a produrre il sangue e a “mantenerlo nei vasi”: un suo buon funzionamento evita quindi deficit di sangue ed emorragie. Tra le 09.00 e le 11.00 del mattino, infatti, massima è la fluttuazione del ritmo cardiaco, rendendo più vulnerabile il cuore. Questo spiega perchè alle 10.00 del mattino, secondo numerosi studi epidemiologici, abbiamo il picco degli eventi cardiaci (morte cardiaca improvvisa, aritmie ventricolari, angina, infarto). Potremmo quindi dire che, anche per questa antica medicina, che non conosceva la statistica epidemiologica, la spirometria e l’elettrocardiogramma, il passaggio tra la notte e il giorno è il momento critico per i disturbi respiratori e, a metà della mattinata, cresce il pericolo per il cuore e in generale per gli organi fortemente irrorati (cervello).

Tratto da “Psiconeuroendicrinoimmunologia” di Francesco Bottaccioli, edizioni red!

Silvia