Ecco, ormai l’estate è agli sgoccioli, già si percepisce guardando fuori dalla finestra. Il cielo è coperto da nuvole estive, non quelle soffocanti dell’inverno…le nuvole estive sono diverse, sembra un gregge di pecore durante la transumanza….e tra una nuvola appare uno spaccato di azzurro intenso….

Ma tornando a noi….sto lavorando sui nuovi orari del prossimo anno e a mano a mano che si confermeranno vi terrò aggiornati sulla pagina degli orari.

Quindi di nuovo bentornati…..

Shaktidevi ❤

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Cosi lo yoga combatte il dolore cronico

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Il dolore cronico provoca disturbi e cambiamenti nell’anatomia del cervello, ma lo yoga può essere uno strumento importante per prevenire o addirittura invertire i suoi effetti. A sostenerlo, nel corso del meeting annuale dell’American Pain Society che si è appena a Palms Springs, in California, è Catherine Bushnell, del National Center for Complementary and Integrative Health, che ha spiegato che molti pazienti con dolore cronico presentano ansia e depressione associate, così come è possibile che abbiano dei deficit delle funzioni cognitive. Inoltre, studi di imaging cerebrale svolti sia sui topi sia sull’uomo hanno mostrato alterazioni nel volume della materia grigia e nell’integrità della sostanza bianca nel cervello causati proprio dagli effetti del dolore cronico.

Cosa succede nel cervello?

“Gli studi di imaging in diversi tipi di pazienti con dolore cronico mostrano che i loro cervelli differiscono da quelli dei soggetti sani”, ha spiegato Bushnell. “Studi su persone affette da depressione mostrano anche una riduzione della materia grigia, e questo potrebbe contribuire ai cambiamenti che si osservano nei pazienti con dolore che sono depressi. La nostra ricerca mostra che la perdita di materia grigia è direttamente correlata al dolore quando prendiamo in considerazione la depressione”. L’impatto della perdita di sostanza grigia dipende da dove questa si verifica nel cervello. La sua diminuzione può portare a disturbi della memoria, problemi emotivi e peggiorare la funzione cognitiva. La buona notizia riguarda il ruolo che tecniche mente-corpo, come lo yoga e la meditazione, possono avere nel contrastare gli effetti del dolore cronico sull’anatomia cerebrale.

Gli effetti dello yoga

“Praticare lo yoga ha l’effetto opposto sul cervello rispetto a quello del dolore cronico”, ha detto Bushnell. E diversi studi hanno mostrato che chi pratica yoga ha letteralmente più materia grigia rispetto alle persone esaminate come controllo, in più regioni del cervello, comprese quelle coinvolte nella modulazione del dolore. “Alcuni aumenti della sostanza grigia in chi pratica yoga corrispondono alla durata della pratica, il che suggerisce che ci sia un nesso causale tra lo yoga e l’aumento di materia grigia”, chiarisce la scienziata. I cambiamenti della materia grigia nell’insula o nelle strutture interne della corteccia cerebrale sono i più significativi per la tolleranza al dolore. “Le dimensioni della materia grigia nell’insula sono correlate con la tolleranza al dolore, e un suo aumento in questa sede può derivare dalla pratica dello yoga “, ha detto Bushnell.

“I cambiamenti nell’anatomia del cervello possono contribuire ai disturbi dell’umore e ad altre patologie affettive e cognitive che accompagnano il dolore cronico. Le pratiche mente-corpo sembrano esercitare un effetto protettivo sulla materia grigia del cervello, che contrasta gli effetti del dolore”, conclude Bushnell, contribuendo quindi anche a restituire serenità.

Fonte: Panorama.it

Le piccole cose

Mio padre mi diceva che non erano importanti le grandi cose che potevano essere viste da molti, ma le piccole che al contrario pochi notavano. Quante volte mi sono confrontato con questa frase, e ancora oggi cerco di comprenderne il reale significato immergendomi al suo interno come un esploratore consapevole del fatto che, una volta riemerso, le cose non saranno più come prima.
Quante frasi ascoltiamo nella nostra vita, molte delle quali sembrano non lasciare la minima traccia, ma che si incastonano come gemme preziose in attesa di esprimere la loro luce chiarificatrice. Ho come la sensazione che tutta serva, che nulla sia banale e scontato, che la vita sia un tessuto la cui trama viene lavorata attimo per attimo così che attraverso le sue maglie possa filtrare solo ciò che può essere metabolizzato e vissuto come esperienza, né più né meno, il giusto.
Siamo il riflesso di una vita che necessita di specchiarsi anche in noi per conseguire quel senso di unità che alimenta ogni suo agire. Siamo spugne che assorbono per rilasciare esperienze che ci faranno confrontare con il germogliare di ciò che abbiamo seminato. Per sua natura l’essere umano vive l’apparenza e ricerca una visibilità che va ben oltre le sue reali necessità, sgomitando per un “posto al sole” che lo possa mettere in rilievo agli occhi degli altri. Questa ricerca spasmodica di “spazio vitale” crea squilibrio e disarmonia, impedendo di cogliere la semplicità che è alla base di una possibile felicità.
Non sto parlando del fatto che non bisogna desiderare o darsi da fare per migliorarsi, ma vorrei che tutto ciò avvenisse nel rispetto reciproco, dando valore alle “piccole” cose che sono importanti, aspetti che ti fanno sentire al posto giusto nel momento giusto. Per fare questo non basta la volontà e neanche il senso del dovuto che ci fa gonfiare il petto nei confronti di ciò che non ci giustifica, ma una bella dose di amore che ci consentirà di scalare la nostra presunzione fino a sbucare oltre le nebbie della nostra ignoranza.
Il timore che le cose non vadano secondo i propri desideri porta l’essere umano a palesare la sua reale natura, l’uomo infatti si conosce dal parlare. La favola di Esopo che racconta dell’asino copertosi della pelle di leone per far paura agli altri animali, esprime la perenne aspirazione dell’uomo ad apparire migliore di quello che è in realtà. Ma bastò che l’asino aprisse la bocca ed il suo raglio lo fece riconoscere per il somaro che era. La parola scopre la realtà del contenuto interiore. “Parla perché io ti conosca” diceva Socrate.
Quando diamo per scontato il nostro mondo di relazione e tutto ciò che ci accade non diamo il giusto valore alle “piccole” cose che ci circondano… che tanto piccole poi non sono. Parlo delle persone che ci stanno accanto con le quali abbiamo scelto di condividere un tratto di vita terrena, parlo dei compagni di viaggio con i quali condividiamo un intento comune, parlo di tutti coloro con i quali interagiamo e che diamo per scontati, senza ascoltare veramente che cosa hanno da comunicarci, intenti come siamo ad ampliare i nostri territori, timorosi di essere usurpati nelle nostre sacrosanti necessità.
Inoltre vi sono i nostri gesti quotidiani che tante volte peccano di presenza. Se nessuno ci vede non abbiamo bisogno di erigere un’immagine, d’altra parte che bisogno c’è di consumare energie inutilmente, meglio conservarle per occasioni più propizie. Invece tutto è importante e sono proprio le azioni che compiamo nel silenzio del nostro cuore che saranno le più visibili. Sembra strano vero? Invece è proprio così, perché quando saremo alla “luce del sole” non dovremo fare affidamento ad una finzione, ma ad un agire consolidato come carattere che non risentirà del timore di mostrarsi per ciò che si è. Meno spazio prenderemo e più “visibilità” avremo.
Non abbiamo scampo se non cercare di vivere al meglio ove la vita ci ha collocati. Sembra poco? Sembra ma non è così. Senza partire lancia in resta alla ricerca di qualcuno che ci ami secondo le nostre distorsioni, meglio accettare un amore possibile attraverso il quale cogliere le lacune da colmare. Cominciamo quindi ad amare coloro che sono nel nostro raggio d’azione, certamente faticoso ma possiamo scegliere diversamente? Cominciamo quindi a seminare adeguatamente nutrendo il terreno che ci sostiene, guardandoci attorno per cogliere frammenti che fanno parte di un tutto.
Tutto serve e sono le piccole cose a fare la differenza, quelle parti della vita che pochissimi vedono, e qualora siano intraviste vengono date come scontate. La salute, un cuore che batte incessantemente, cellule che producono gli stessi scambi attimo dopo attimo, un sole che sorge tutti i giorni e tanto tanto altro. Guardiamoci attorno cercando di cogliere una vita che si manifesta in ogni piccola forma, emozione o pensiero. La vita in ogni suo frammento reca in latenza tutto ciò che esiste. In ogni nostro gesto possiamo esprimere l’amore dell’esistenza che ci attraversa.
Apparecchiare con cura la tavola non ha la stessa valenza di una Vita che stende un progetto? E andare oltre le differenze accogliendo l’altro nella sua diversità senza percepirlo come minaccia, non possiamo ricondurlo allo Spirito che si immerge nella materia malgrado ciò che resiste e che non si sente amato perché non confermato? Toccare con tatto ogni cosa non è così diverso dallo Spirito che si rapporta con tutto ciò che esiste affinché nessuna forma abbia a che fare con qualcosa che non possa essere compreso e superato.
Riflettiamo un po’ di più sulle cose a cui diamo poca importanza fino a ritenerle scontate, esse fanno parte di un tutto, ed anche avere cura di ogni piccolo gesto concorrerà al miglioramento di questa vita. Mi auguro che le parole di questo articolo vi siano state d’aiuto come lo sono state per me, parole che mi esortano ad avere più cura di ogni cosa.

tratto da http://www.yogavitaesalute.it/

Muladhara Cakra

Il primo cakra (occidentalizzato Chakra) viene detto anche Cakra della radice perchè si trova nella zona del perineo, alla radice della colonna vertebrale. E’ rivolto verso il basso, verso la terra, quindi non ha gli aspetti anteriore e posteriore caratteristici dei cakra dal 2° al 6° e dalla terra prende la sua energia.

Si forma dal 2° trimestre di gravidanza a 12 mesi.

Infatti governa la presenza fisica, il movimento corporeo, la sopravvivenza,  gli istinti primari.

Fisicamente corrisponde al sistema osseo-scheletrico, alla circolazione del sangue, all’ultimo tratto dell’intestino, agli arti inferiori quindi eventuali patologie o malesseri a questi organi hanno una valenza sulla carenza o sull’eccessiva energia in squilibrio di questo Cakra (disordini intestinali e dell’intestino crasso, problemi alle ossa o ai denti, problemi alla parte inferiore del corpo, gambe, piedi, ginocchia, ecc.)

Le correlazioni psicologiche invece sono: per prima la paura in ogni sua forma, l’attaccamento alle cose materiali e al denaro (anche nella forma eccessiva in contrario cioè eccessiva generosità), difficoltà nel prendere decisioni .

Un primo cakra in equilibrio è radicato e dinamicamente vivo, si sente in buona forma fisica e con una energia ben distribuita. Questo dona un senso di sicurezza interiore di affermazione di esistere.

Se il primo cakra non lavora in modo armonico si ha una sensazione di intrappolamento senza speranza nell’esistenza mondana, in situazioni logoranti che si ripetono, aggrappandosi alla materialità data anche dal cibo come nutrimento materiale ed emotivo, mangiando troppo o troppo poco, o radicandosi in mentalità ristrette e negative.

Per riequilibrare Muladhara Cakra è necessario riconnetterci con la Madre Terra, radicarci positivamente alle nostre origini, fare attività fisica, curare il benessere del proprio corpo in maniera sana così come l’alimentazione, prendere consapevolezza del proprio rapporto con la madre nella prima infanzia, contatto fisico per esempio con massaggi.

Gli oli essenziali utili per riequilibrare sono:

Rosmarino

Legno di Sandalo

Canfora

Vetiver

Legno di Cedro

Chiodi di garofano

Parola chiave: IO ESISTO

Cosa sono i Mantra

 

I mantra sono una combinazione precisa di parole e suoni in forma di sillabe, parole o intere frasi in Sanscrito, l’antica lingua dell’ India. La parola mantra deriva dalla radice ‘man’ che significa “mente” o “colui che pensa” e il suffisso ‘-tra’ deriva invece da ‘trai’, che vuol dire “proteggere o liberare”. Di conseguenza la traduzione del termine Mantra è: “Il pensiero che libera e protegge”. Alcuni sostengono che il suffisso “tra” nella parola mantra derivi da “tri” che significa “attraverso”. Il senso non cambia, perché significa che il Mantra è utile per attraversare il mare della mente. In questa immagine la mente è paragonata al mare che a volte è in burrasca, altre volte è calmo, esattamente come la nostra mente e i suoi pensieri.

Solitamente riusciamo a vedere solo gli strati superficiali di questo mare che è la mente, mentre difficilmente riusciamo a vedere il profondo, dove spesso sono nascoste le cause dei nostri problemi, delle nostre paure, delle ansie. Il Mantra ci aiuta ad accedere a questa profondità col potere delle sue vibrazioni, non solo per sradicare le radici dei nostri pensieri, ma anche per accedere alle nostre immense risorse. Il mantra serve a calmare o fermare la mente, cioè porre ogni processo mentale sotto il nostro completo controllo.
Quante volte ci siamo sorpresi a pensare cose vecchie o assurde, senza nessuna attinenza con la nostra vita presente, e a chiederci “Perchè sto pensando questa cosa?” La mente umana è stata paragonata dagli antichi rishi, ad una scimmia che salta continuamente da un ramo all’altro senza sosta. Così nella nostra mente continuamente passiamo da un pensiero all’altro senza accorgercene, sprecando una notevole quantità di energia, che potremmo invece utilizzare a nostro beneficio, se fossimo in grado di controllare i nostri pensieri.
Più la mente è calma e stabile, più riusciamo a portare a termine quello che ci eravamo preposti per la giornata e a realizzare i nostri progetti in poco tempo. Quando la nostra mente vaga in continuazione da un pensiero all’altro senza che ce ne rendiamo conto, avvertiamo sempre un certo malessere, la nostra vita è sempre corsa, ci dimentichiamo le cose, cambiamo spesso umore senza capirne il motivo. Questo perché non siamo in grado di controllare i nostri pensieri e dirigerli verso quello che vogliamo, non riusciamo ad essere focalizzati, concentrati sui nostri obiettivi, ma ci lasciamo distrarre da mille cose a volte inutili.
La recitazione dei Mantra non solo calma la mente, ma accresce la nostra capacità di concentrazione per aiutarci a smettere di reagire alle situazioni, imparando invece ad agire in modo consapevole e a nostro beneficio.
Nel tempo, con la pratica costante dei mantra, smetteremo quindi di essere “vittime” della nostra confusione mentale e dei nostri impulsi per diventare protagonisti della nostra vita. Questo non significa reprimere pensieri o emozioni, bensì imparare a gestirle e usarle, invece di farci usare da esse.

Il Mantra non esiste solamente nella tradizione Indu-Buddhista ma anche in altre tradizioni

I mantras più semplici sono i bija mantra, o sillabe. Spesso sono contrazioni di nomi di divinità ma ancora più spesso sono suoni riferiti ai Cakras:

LAM, per Mulhadara, il 1° Cakra o Cakra della Radice

VAM, per Svadisthana, il 2° Cakra posto 4 dita sotto l’ombelico

RAM, per Manipura, il 3° Cakra o Cakra del Plesso Solare posto 4 dita sopra l’ombelico

YAM, per Anahata, il 4° Cakra o Cakra del Cuore

HAM, per Vishuddha, il 5° Cakra o Cakra della gola

OM, per Ajna, il 6° Cakra posto tra le sopracciglia sede del terzo occhio

Il Mantra classico della tradizione yogica è OM, ma si usa spesso anche SO HAM che ha più una valenza umana rispetto al precedente, infatti significa “Esso”  riferito alla divinità, in questo caso Brahma e “Io” riferito alla coscienza individuale, quindi un congiungimento tra divinità e umanità un un unico respiro, infatti si pratica pronunciando So in inspirazione e Ham in espirazione.

Altri Mantras possono essere:

OM NAMAH SHIVAYA – Dedicato alla divinità di Shiva, il distruttore (ma non sempre considerato nel suo senso negativo) utile per introdurre la meditazione, aiuta ad eliminare dubbi, inquietudini e ignoranza.

GANESHA SHARANAM, SHARANAM GANESHA – Dedicato a Ganesh divinità che rimuove gli ostacoli e protegge i nuovi inizi.

OM DUM DURGAYE NAMAHA – Dedicato a Durga dea della protezione e del coraggio, nei casi in cui serva fermezza, oppure coraggio per vincere una situazione.

OM NAMO NARAYANAYA – Per riscoprire il Divino dentro di sè.

OM SHANTI SHANTI SHANTI OM – Il Mantra della pace

Ma ce ne sono anche di molto più complessi formati da rime in metrica Gayatri o addirittura parti di libri sacri come i Veda.

In ogni caso, se siete alle prime armi, cominciate a sperimentare i più semplici per poi introdurvi in quelli più complessi.

Riflessioni

Lo ammetto, non sono una persona che va matta per il Natale. Ma ho le mie buone ragioni….e quelle ragioni quest’anno le ho considerate ancora più buone. Beh, in fondo basta guardarsi un po’ intorno per capire che ormai il Natale ha qualcosa di storto. Certo, non posso paragonare il Natale di quando ero piccola, non ci sarebbe storia. Ma ora, con gli occhi di un adulto, mi rendo conto che ormai è solo diventata una corsa all’oggetto da comprare, che sia pure un’emerita “cazzata”” o meno, non importa…l’importante è che sia qualcosa di materiale, di possedibile. Guardandomi in giro vedo solo cose ostentate, oggetti costosi e regalati, portati con fierezza e mi chiedo se ormai non sia solo follia. Lo so, forse è un discorso banale, ma personalmente preferisco quando a seguito anche di un piccolo regalo, mi sento dire “L’ho visto e ho pensato a te….”, alla fine tutto diventa prezioso, acquista un valore immenso. Il valore del pensiero, il valore dell’affetto, quello si che è prezioso. Il valore di un sentimento che ormai pare scomparire schiacciato dal peso del valore materiale. Il valore di ciò che, mi pare,  ancora pochi considerino il “vero” regalo, l’Amore.